Armi nucleari: il report Don’t bank on the bomb e il ruolo di Etica Sgr

Don’t bank on the bomb (“non investire nella bomba”) è il nome dell’iniziativa del Premio Nobel per la pace ICAN (Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari) e della Ong olandese Pax.

Don’t bank on the bomb 2025 – “A caro prezzo”

Il rapporto 2025, dal titolo At Great Cost (“A Caro Prezzo”), evidenzia il costo umano, ambientale ed economico del mantenimento delle armi nucleari e invita governi, investitori e cittadini a prendere posizione contro il finanziamento di questo settore. La crescente adesione al TPNW e l’adozione di politiche di disinvestimento sono segnali positivi di un cambiamento in atto.

Dal 2021, anno in cui è entrato in vigore il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), il numero di istituzioni con una significativa esposizione finanziaria nei confronti dei produttori di armi nucleari è diminuito ogni anno.

Vediamo quali sono le evidenze principali:

  • Le aziende traggono enormi profitti dai miliardi spesi per la modernizzazione delle armi nucleari. Il rapporto esamina in dettaglio il coinvolgimento di 24 aziende nella produzione, manutenzione o ammodernamento delle armi nucleari.
  • 260 istituzioni finanziarie sono coinvolte nel finanziamento delle 24 aziende produttrici di armamenti nucleari.
  • 514 miliardi di dollari sono investiti in azioni e obbligazioni di queste aziende, con un aumento di 36,7 miliardi rispetto alla precedente analisi.
  • 270 miliardi di dollari sono concessi in prestiti e servizi di sottoscrizione per sostenere il settore, con una riduzione di 6,2 miliardi.
  • Le principali aziende produttrici includono Lockheed Martin, Boeing, Northrop Grumman, General Dynamics, BAE Systems, RTX e Leonardo, con contratti per almeno 465 miliardi di dollari.
  • I principali investitori sono istituzioni statunitensi come Vanguard, BlackRock e Capital Group, con una partecipazione combinata di oltre 350 miliardi di dollari.
  • I principali creditori includono banche come Bank of America, Citigroup, JPMorgan Chase e BNP Paribas, con finanziamenti complessivi superiori ai 146 miliardi di dollari.

Il rapporto evidenzia il coinvolgimento diretto di aziende in:

  • Sviluppo e modernizzazione di testate nucleari e sistemi di lancio (ICBM, missili da crociera, sottomarini nucleari).
  • Produzione e manutenzione di armi nucleari per Stati Uniti, Regno Unito, Francia, India e Cina.
  • Gestione di laboratori e impianti che lavorano sulla progettazione e manutenzione delle testate.

Le istituzioni finanziarie giocano un ruolo chiave nel supporto economico a queste aziende, rendendo possibile il mantenimento e l’espansione degli arsenali nucleari.

Un aspetto cruciale del rapporto riguarda la crescita delle istituzioni finanziarie -131- che hanno espresso il loro sostegno al Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), chiedendo ai governi di applicarlo anche al settore privato. È importante anche sottolineare la riduzione del numero di investitori coinvolti, passati da 338 nel 2021 a 260 nel 2024, segno di un lento ma progressivo disinvestimento. Alcuni fondi pensione e istituzioni finanziarie (ad es. il Fondo Pensione Norvegese) hanno deciso di escludere aziende coinvolte nella produzione di armi nucleari.

Dato il loro impatto irreversibile e su larga scala, essere legati alla produzione di armi nucleari comporta gravi rischi per i diritti umani. In quanto attori centrali nel flusso di capitale dell’economia globale, le istituzioni finanziarie giocano un ruolo chiave nel promuovere un comportamento aziendale responsabile. Per questo motivo, possono e devono esercitare la loro influenza per cambiare la direzione delle aziende che ancora insistono nel sostenere la pace e la stabilità attraverso la costruzione di nuove bombe nucleari. Le istituzioni finanziarie hanno il potere di orientare le aziende verso una maggiore responsabilità sociale, disincentivando gli investimenti in armi nucleari.

Le principali evidenze di Don’t Bank on the bomb 2024, Untenable investments

Il Rapporto 2024 di Don’t bank on the bomb si intitola “Investimenti insostenibili: i produttori di armi nucleari e i loro finanziatori” e mette in evidenza la complicità finanziaria di 287 istituti con l’industria delle armi nucleari (numero leggermente inferiore rispetto ai 306 identificati in precedenza).

Lo studio approfondisce il ruolo di 24 aziende nel settore nucleare, sottolineando come queste contribuiscano agli arsenali di sei nazioni mondiali e coinvolgano istituti finanziari che insieme detengono 477 miliardi di dollari in azioni e obbligazioni di tali società, oltre a 343 miliardi di dollari in prestiti e sottoscrizioni.

Queste società, lavorando in settori proibiti dal Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, gestiscono contratti per attività nucleari del valore di oltre 336 miliardi di dollari, con Northrop Grumman e General Dynamics in testa per volume di affari. Nonostante un incremento nel valore degli investimenti e dei prestiti, si registra una diminuzione del numero di investitori, molti dei quali si ritirano su basi etiche, opponendosi al finanziamento di armamenti considerati una minaccia per l’umanità e l’ambiente.

Il documento sottolinea l’importante leva finanziaria che il settore ha nel sostenere o ostacolare la produzione di armi nucleari. Attraverso il disinvestimento, le istituzioni finanziarie hanno il potere di limitare i fondi disponibili per tali attività, contribuendo così agli obiettivi di un mondo senza armi nucleari e sottolineando il loro ruolo cruciale nella promozione dei diritti umani e della protezione ambientale

Don’t Bank on the bomb 2023, Moving Away from Mass Destruction

Il Rapporto 2023  “Moving Away from Mass Destruction: 109 exclusions of nuclear weapon producers” mette in luce le 109 istituzioni finanziarie che hanno adottato politiche per escludere gli investimenti in aziende coinvolte nello sviluppo, produzione, test, manutenzione e stoccaggio di armi nucleari. Sono banche, fondi pensione, gestori di attività e altri attori del settore finanziario che dimostrano attivamente l’impegno per il disarmo nucleare. Rispetto al rapporto 2022, si sono aggiunte 11 nuove istituzioni.

Tra le 109 istituzioni profilate, 55 escludono in modo completo qualsiasi coinvolgimento finanziario con le aziende produttrici di armi nucleari. Queste sono elencate nella “Hall of Fame”. Altre 54 istituzioni hanno adottato delle politiche, giudicate però insufficienti per escludere tutte le relazioni finanziarie con le imprese coinvolte in questo settore, e sono elencate tra i “Runners-Up”. L’unica banca italiana presente nella “Hall of fame” è Banca Etica.

Il rapporto del 2023 sottolinea il ruolo cruciale che il settore finanziario svolge nel consolidare la posizione contraria alle armi nucleari e mette in evidenza come le istituzioni finanziarie, attraverso le loro politiche di investimento, possano contribuire a ridurre la percezione di legittimità di queste armi, favorendo così un clima propizio per la loro riduzione e, in ultima analisi, per la loro completa eliminazione.

Don’t Bank on the bomb 2023 mostra anche l’importanza dell’adozione e dell’attuazione di pratiche di investimento etiche, ambientali e socialmente responsabili da parte delle istituzioni finanziarie. Inoltre, indica come l’adozione del Trattato delle Nazioni Unite sul divieto delle armi nucleari (TPNW) abbia rafforzato la norma internazionale contro le armi nucleari. Ricordiamo che l’Italia ad oggi non ha sottoscritto il Trattato.

Don’t Bank on the bomb 2022, Risky Returns

Il precedente rapporto, intitolato “Risky Returns“, è stato tradotto in italiano da Etica Sgr ed è disponibile di seguito. L’obiettivo di “Risky Returns” è esaminare i dati pubblici relativi alle 24 aziende che producono armi nucleari, come identificato dallo studio, e alle 306 istituzioni finanziarie che hanno investito oltre 746 miliardi di dollari in questo settore tra gennaio 2020 e luglio 2022. Questi investimenti alimentano l’espansione degli arsenali nucleari di Cina, Francia, India, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Israele, Pakistan e Corea del Nord.

All’interno del documento “Risky Returns“ è citata Etica Sgr come esempio positivo del settore finanziario, anche per l’impegno profuso dalla nostra società di gestione durante la Prima Conferenza delle Parti del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons – TPNW), che si è tenuta a Vienna nel giugno 2022.

Il ruolo chiave delle istituzioni finanziarie e l’impegno di Etica Sgr

I numeri evidenziati da questi report testimoniano il ruolo chiave delle istituzioni finanziarie che decidono di non investire e di non sostenere finanziariamente le società produttrici di armi di distruzione di massa.

Un impegno che trova concreta espressione nell’azione di Etica Sgr, che ha preso parte, insieme ad ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear weapons), organizzazione svizzera che nel 2017 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace, al primo e al secondo incontro delle Stati Parte del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW, oggi il primo e unico accordo internazionale che prevede di mettere al bando un’ampia gamma di attività legate alle armi nucleari), presso la sede delle Nazioni Unite a Vienna nel 2022 e a New York nel 2023. Durante l’ultimo meeting Etica Sgr ha presentato una Dichiarazione agli investitori, che amplia la portata della precedente, per fornire indicazioni specifiche per gli Stati Parte, in relazione a modalità pratiche per fermare il finanziamento della produzione e del mantenimento degli arsenali di ordigni nucleari. La Dichiarazione è stata firmata da oltre 110 istituzioni finanziarie internazionali che rappresentano oltre mille miliardi di dollari di masse in gestione. In questo contesto si inserisce la Nuclear Weapons Free Finance Initiative”, un’iniziativa di cooperazione internazionale rivolta prevalentemente alla comunità finanziaria lanciata nel 2024 da ICAN e Etica SGR.

Il no alle armi dei fondi di Etica Sgr

Etica Sgr ha, da sempre, un posizionamento chiaro sulla guerra e sulle armi: il settore degli armamenti non può generare in alcun modo un impatto sociale positivo. Per questa ragione, in 25 anni di storia, i fondi di Etica Sgr non hanno investito in società coinvolte nella produzione, utilizzo, manutenzione, distribuzione e stoccaggio di armi controverse o di loro parti chiave (per esempio le mine antiuomo, le bombe a grappolo o gli ordigni nucleari). Inoltre, i fondi non investono neanche in società coinvolte nella produzione di armi convenzionali, di loro parti chiave e di altri prodotti o servizi destinati ad uso militare.

Il settore finanziario ha l’opportunità di dare un contributo significativo sul tema del disarmo in generale e in particolare in ambito di armi nucleari, a seguito dell’entrata in vigore del TPNW nel gennaio 2021. Attraverso il disinvestimento, i produttori di armi nucleari sono incentivati a modificare le loro strategie commerciali, riducendo la produzione di queste armi di distruzione di massa. Di conseguenza, per gli Stati dotati di armi nucleari sarà più complicato mantenere e ampliare i propri arsenali.

 

Si prega di leggere le Note legali.

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